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Prima del via: come domare l'ansia e trasformarla in carburante nelle gare sassaresi

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Prima del via: come domare l'ansia e trasformarla in carburante nelle gare sassaresi

Conosci quella sensazione. Sei in piedi sul lungotempiu di Sassari, o magari stai aspettando il via di una corsa tra i vicoli del centro storico, e lo stomaco fa i capricci come se avesse deciso di allenarsi per conto suo. Le gambe sembrano di piombo, la testa gira a mille, e ti chiedi perché diavolo ti sei iscritto. Eppure, a pochi metri da te, c'è qualcuno che sorride, che chiacchiera tranquillo, che sembra non sentire nulla di tutto questo.

Non è che lui non senta l'ansia. È che ha imparato a usarla.

L'ansia pre-gara non è il nemico

Il primo errore che fanno molti runner, soprattutto quelli con meno gare sulle gambe, è interpretare la tensione pre-competizione come un segnale negativo. In realtà, quella scarica di adrenalina che ti fa tremare le mani mentre allacci le scarpe è esattamente ciò che il tuo corpo produce per prepararti a uno sforzo importante. Il sistema nervoso simpatico si attiva, la frequenza cardiaca sale, i muscoli si ossigenano di più.

Il problema non è l'ansia in sé: è quando diventa così intensa da paralizzare invece di attivare. A quel punto, la tensione smette di essere un alleato e diventa un peso da portare già dai primi chilometri.

La differenza tra i due scenari sta quasi sempre nella testa.

Respirare prima di correre: la tecnica che funziona davvero

Marcello, podista sassarese con una ventina di gare all'attivo tra la Maratonina Città di Sassari e varie prove su strada del nord Sardegna, racconta che per anni ha combattuto con l'agitazione nei minuti prima del via. «Arrivavo alla partenza già stanco di pensare. La svolta è arrivata quando ho iniziato a lavorare sulla respirazione diaframmatica almeno venti minuti prima che sparassero lo starter.»

La tecnica che Marcello descrive è semplice ma efficace: inspira lentamente per quattro secondi gonfiando la pancia, trattieni per due, espira per sei. Ripetere questo ciclo per cinque o sei minuti abbassa la frequenza cardiaca, riduce i livelli di cortisolo e manda un segnale al cervello che la situazione è sotto controllo. Non serve un posto speciale per farlo: basta trovare un angolo tranquillo, anche dietro a un muretto, lontano dalla confusione del ritrovo.

Un'altra variante molto usata è la respirazione a narici alternate, mutuata dalla tradizione yoga. Alternare la narice destra e sinistra durante l'inspirazione aiuta a bilanciare i due emisferi cerebrali e ha un effetto calmante documentato. Può sembrare strano farlo mentre intorno a te la gente si scalda e chiacchiera, ma dopo un paio di volte non ci fai più caso.

La visualizzazione: correre la gara prima della gara

Se chiedi a qualsiasi atleta di alto livello come si prepara mentalmente a una competizione, quasi tutti ti parleranno di visualizzazione. L'idea di base è semplice: il cervello non distingue perfettamente tra un'esperienza vissuta e una immaginata con sufficiente dettaglio. Questo significa che puoi «correre» la gara nella tua mente prima ancora di mettere piede sulla linea di partenza.

Non si tratta di sognare ad occhi aperti. La visualizzazione efficace è specifica, sensoriale e realistica. Federica, che corre con un gruppo locale nel sassarese da quasi tre anni, spiega come la pratica: «La sera prima della gara, mi sdraio sul letto, chiudo gli occhi e percorro mentalmente tutto il tracciato. Sento l'asfalto sotto i piedi, il vento che viene dal mare se siamo sulla costa, il rumore delle altre scarpe intorno a me. Immagino i momenti difficili — il km 8 quando le gambe iniziano a parlare — e mi vedo superarli con il ritmo che ho deciso.»

Questo tipo di preparazione mentale riduce l'incertezza, che è una delle principali fonti di ansia. Se hai già «vissuto» la gara nella tua testa, al via non stai entrando in territorio sconosciuto.

Costruire una routine pre-gara: il potere del rituale

I rituali non sono superstizione. Sono strumenti di controllo psicologico. Quando ripetiamo una sequenza di azioni familiari in un contesto di stress, il cervello associa quella routine a uno stato di prontezza e calma. È lo stesso principio per cui un musicista fa sempre le stesse scale prima di salire sul palco, o un calciatore tocca sempre il palo prima di una partita.

Per un runner sassarese, costruire una routine pre-gara significa decidere — e rispettare — una serie di gesti che iniziano almeno la sera prima: cosa mangi, a che ora vai a dormire, come fai il riscaldamento, quali canzoni ascolti mentre ti prepari. Non deve essere complicata. Bastano quattro o cinque elementi fissi che diventano il tuo segnale personale: «adesso sono pronto».

Giovanni, che partecipa regolarmente alle gare podistiche organizzate in provincia di Sassari, ha una routine che dura esattamente trentasette minuti: «Inizia con la colazione identica ogni volta, poi venti minuti di camminata leggera, poi cinque minuti di allungamenti specifici e infine mi metto le cuffie e ascolto sempre lo stesso album. Quando arriva l'ultima canzone, so che sono pronto. Non importa se ho dormito male o se mi sento pesante: la routine mi rimette in carreggiata.»

Il dialogo interno: quello che ti dici conta quanto quello che fai

Uno degli aspetti meno discussi nei gruppi di running è il modo in cui ci parliamo durante la gara — e nei minuti che la precedono. Il cosiddetto «self-talk» ha un impatto diretto sulla performance, e non è una questione di ottimismo da cartolina.

I ricercatori di psicologia dello sport distinguono tra self-talk motivazionale («dai, ce la fai») e istruzionale («tieni le spalle rilassate, respira»). Entrambi funzionano, ma in momenti diversi. Quello motivazionale è utile quando l'intensità scende e hai bisogno di una spinta; quello istruzionale aiuta a correggere la tecnica e a mantenere la concentrazione nei tratti difficili.

L'importante è che il dialogo interno sia realistico e specifico, non generico. «Sono il migliore» è meno efficace di «Ho fatto tre mesi di allenamento solido e conosco questo percorso». Il cervello crede più facilmente a ciò che è verificabile.

Imparare a convivere con l'incertezza

La verità che nessuno ti dice è che l'ansia non sparirà mai del tutto, e non dovrebbe sparire. I runner che dicono di non sentire nulla prima di una gara di solito stanno mentendo, o non si stanno impegnando abbastanza. Un po' di tensione è il segno che ci tieni, che la gara ha un significato per te.

L'obiettivo non è eliminare l'ansia, ma imparare a starci dentro senza che ti governi. E come tutte le abilità, anche questa si allena: ogni gara è un'occasione per mettere in pratica le tecniche, capire cosa funziona per te, aggiustare il tiro.

La prossima volta che sei in piedi al via di una corsa nel sassarese, con lo stomaco che fa le bizze e le gambe che formicola, ricordati che quella sensazione ce l'hanno tutti. La differenza la fa ciò che ci fai sopra.

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